La Presenza Mafiosa in Liguria
- Leggi l’aggiornamento: Da Bordighera a Ventimiglia: come la mafia è penetrata in Liguria
- Da tempo, in Italia, le mafie hanno perso la loro dimensione territoriale, essenzialmente circoscritta alle Regioni meridionali, per essere presenti e attive a livello nazionale (e internazionale).
Atti giudiziari, acquisizioni investigative, le relazioni della DNA (Direzione Nazionale Antimafia) e della DIA (Direzione Investigativa Antimafia), i rapporti della Commissione parlamentare antimafia parlano chiaro: la mafia non può più essere considerata un “affare del Sud”.
Tuttavia, persiste un sistema culturale che continua a relegare la criminalità organizzata ad una “questione meridionale” rendendo, così, estremamente difficile, in territori lontani dalle Regioni a tradizionale concentrazione mafiosa, fare attività e informazione antimafia: attività e informazione che, però, sono quanto mai necessarie per acquisire maggiore consapevolezza della realtà che ci sta attorno.
Non c’è territorio, in Italia, che possa dirsi completamente “immune” dal virus mafioso, neppure al Nord, da cui proviene circa il 59,49% delle segnalazioni giunte alla DIA.
Prendiamo in considerazione una Regione del Nord. Parliamo, per esempio, della Liguria.
L’ultima relazione pubblicata dalla DIA dedica diverse pagine alle evidenti infiltrazioni delle associazioni mafiose in Liguria. Ma il rapporto della DIA non è certamente un caso isolato: da anni, gli investigatori e gli inquirenti impegnati nella lotta alla mafia (prima fra tutte il pm Anna Canepa, a lungo impegnata nell’Antimafia, prima in Sicilia e, poi, in Liguria) lanciano l’allarme sulla piaga criminale che sta affliggendo la Regione. Ne emerge una realtà delinquenziale caratterizzata dalla presenza di organizzazioni mafiose di origine calabrese, siciliana, campana e pugliese.
Eccole qui, tutte presenti, non ne manca neppure una: Cosa Nostra, ‘ndrangheta, camorra e Sacra Corona Unita.
In Liguria, queste organizzazioni mafiose sono più orientate ad ottenere la conquista dei mercati e dei riferimenti logico-strategici per la gestione dei traffici illeciti, piuttosto che ad ottenere un diretto ed immediato controllo del territorio.
La mafia siciliana di Cosa Nostra è presente e attiva soprattutto a Genova e Imperia. I siciliani fanno riferimento alla famiglia di Caltanissetta facente capo a Giuseppe, “Piddu”, Madonia e alle famiglie Emmanuello e Monachello. Uno degli esponenti “di spicco” della mafia siciliana, a Genova, è Rosario Caci, 52 anni, appartenente alla “decina” dei Fiandaca-Emmanuello del clan Madonia, condannato a 17 anni di carcere per traffico di stupefacenti (ma coinvolto anche in diverse inchieste sulla prostituzione) che, fino a pochi mesi fa, risiedeva indisturbato nell’appartamento al civico 4 di Vico Mele, in pieno centro storico, malgrado la Corte di Assise di Appello di Caltanissetta avesse decretato, con ordinanza del 2005, la confisca dell’appartamento e dei suoi beni. Pare che, finalmente, si sia trasferito, dopo le proteste delle associazioni per la legalità e le ripetute denunce ma, in realtà, si sente dire in giro che le chiavi di casa le ha ancora in mano lui, così come il controllo sulla zona.
L’esistenza del sodalizio armato nel territorio genovese è principalmente finalizzato alla commissione di omicidi e al controllo (con metodi di intimidazione e violenza) dei mercati locali di stupefacenti e del gioco d’azzardo: narcotraffico e totonero sono gli affari principali gestiti da Costa Nostra in Liguria.
La ‘ndrangheta (che viene definita nel rapporto annuale della Commissione parlamentare antimafia “una grande holding economico-criminale, che mantiene come un tratto costante il controllo maniacale, quasi ossessivo, del territorio e delle strutture sociali ed economiche”) ha il controllo del Ponente Ligure, dove è presente sin dagli anni ’70, quando si inserì prepotentemente nella “guerra” per la floricoltura e i cantieri stradali.
Genova, Lavagna, Ventimiglia, Sarzana e Busalla sono i cinque “locali” (le unità territoriali minime di riferimento) attraverso i quali la ‘ndrangheta agisce in Liguria e, grazie alla posizione geografica favorevole, coordina anche l’attività con i locali di Mentone, Marsiglia, Nizza e Tolosa in Francia.
Inoltre, è stata accertata, con varie indagini, la presenza di un organismo detto “camera di controllo” avente il compito di coordinare le presenze, gli arrivi e i transiti: in Liguria, questo compito lo svolge il locale di Ventimiglia. Si tratta di una sorta di struttura di collegamento in grado di assicurare stabilità di rapporti, sinergie logistiche ed operative integrate e il sostegno ad attività di vario tipo (traffico di droga, usura, riciclaggio ecc…). Infatti, attraverso le sue strutture rigidamente organizzate, la ‘ndrangheta svolge soprattutto attività di supporto logistico (per latitanti, investimenti, riciclaggio) alla “casa madre” del Sud.
Ma la ‘ndrangheta non si limita solo al supporto logistico per le attività illecite (benché pare sia quella l’attività prevalente nel Ponente Ligure): infatti, ricordiamo come essa abbia, ormai da decenni, conquistato la leadership incontrastata nel settore del traffico internazionale di stupefacenti. Genova è il porto principale, punto di collegamento tra Nord e Sud, in cui arrivano i carichi di cocaina dall’Europa e dal Sudamerica (nel 1994, è stata porto di introduzione del più grosso carico di cocaina: 5mila kg, arrivati dal Sudamerica per conto di un cartello colombiano-siculo-calabrese).
La ‘ndrangheta ha, poi, il controllo del gioco d’azzardo, dello sfruttamento della prostituzione, dello smaltimento dei rifiuti, partecipa in società ed imprese anche commerciali e pratica regolarmente l’estorsione.
Ma è il mattone il suo investimento preferito. Sempre maggiore risulta essere la sua penetrazione nell’economia legale e nel mercato edile attraverso il riciclaggio di denaro e lo strumento dell’appalto. Gli investigatori e gli inquirenti impegnati nella lotta alla mafia sottolineano un punto: “la mafia si radica in profondità quando comincia a reinvestire sul territorio i proventi dei reati”.E’ il caso della Liguria dove, soprattutto tra Savona e Imperia, sono stati registrati diversi casi di imprese vicine ad ambienti mafiosi che hanno realizzato importanti progetti.
La ditta di costruzioni Co.For. srl dei fratelli Giovanni ed Antonino Guarnaccia, di Reggio Calabria, protagonista della risistemazione del pennello a mare a Celle Ligure, in località Punta Bouffou (ma che vanta importanti interventi anche a Varazze, Cogoleto, Campo Ligure e nell’Imperiese) è stata oggetto di denunce su presunti legami con la criminalità organizzata, a causa del gran numero di appalti vinti e del fatto che operasse liberamente anche in mancanza di un certificato antimafia.
Nel 2007, la Co.For. srl è stata posta sotto sequestro e sono state arrestate 15 persone.
Sotto sequestro è stata messa anche un’altra ditta riconducibile ai fratelli Guarnaccia, la Icem srl.
Sigilli anche alla Edil-Moviter, alla Costruzioni Generali srl e alla Facere, riconducibili a Salvatore Domenico Tassone, imprenditore di Polistena (RC) ritenuto in contatto con alcune cosche della ‘ndrangheta.
Beni rurali e palazzine in costruzione su tre piani sulle colline del Tigullio sono state confiscate dalle Fiamme Gialle, che hanno così incastrato Carmine Griffo, originario di Patronà, in provincia di Catanzaro ed esponente della cosca locale, arrivato in Liguria nel 1992 e da allora gestore di alberghi e night.
Colpire i patrimoni è una delle strade fondamentali per poter rendere davvero efficace la lotta alla mafia.
Gli investigatori starebbero vagliando l’effettiva esistenza di permeabilità con alcune aree del mondo imprenditoriale e politico.
E, poi, c’è la camorra, radicata soprattutto a La Spezia e Massa, dove gestisce il gioco d’azzardo all’interno di bische clandestine e la proprietà delle apparecchiature video-poker da installare negli esercizi pubblici: una strategia affaristica, questa, che muove miliardi. La gente ignora che perde il 90% del proprio denaro, dando così un apporto sostanzioso alle organizzazioni criminali. I capi delegano a gruppi criminali le attività più rischiose, come lo spaccio di stupefacenti, investendo, poi, i profitti nel gioco d’azzardo, che permette una grossa resa economica e il minimo rischio sotto il profilo penale.
A Sanremo, la camorra si occupa di contraffazione (attività portata avanti attraverso lo sfruttamento della manodopera extracomunitaria, principalmente senegalese) e detiene il monopolio dei mercati, così come a Ventimiglia.
Forte è la sua presenza soprattutto nella zona portuale di Genova dove è stata registrata una intensa attività di contrabbando internazionale: un grande profitto è ricavato, infatti, dal traffico di auto verso i Paesi extracomunitari attraverso gli snodi portuali liguri.
Importante e sostanziosa è anche l’attività di riciclaggio e reinvestimento di denaro svolta nella Riviera di Ponente e in Costa Azzurra.
Insomma, la presenza mafiosa sul territorio ligure è viva, comprovata, non può essere negata e rappresenta un allarme che non si può sottovalutare, tanto più che aumentano i casi di delitti di sangue.
Eppure, in Liguria, la maggioranza delle persone ritiene che il fenomeno mafioso non la riguardi, che sia un “affare del Sud”. La cultura dell’antimafia, in Liguria, non c’è o è molto poca, complice anche una informazione che relega le notizie al riguardo in poche righe sulle pagine di cronaca locale.
Tuttavia c’è chi, come magistrati, alcuni giornalisti ed esponenti politici e le associazioni per la legalità, si batte quotidianamente affinché cresca la sensibilità su quanto il fenomeno mafioso sia radicato sul territorio.
Averne consapevolezza è condizione essenziale per poterlo sconfiggere.
Referenze
- Ultima relazione semestrale della DIA-ultimo rapporto annuale della Commissione parlamentare antimafia-Relazione della DDA di Genova presentata nel novembre 2007 dal pm Anna Canepa e il rapporto 2007 su “La mafia invisibile, criminalità organizzata al Nord: controllo del territorio e potenza economica” sempre a cura del pm Anna Canepa.
- Informazioni desunte dalla Casa della legalità onlus, (che dispone di valido archivio di documenti aggiornati in merito).
I fatti di cronaca riportati sono stati inoltre pubblicati nel corso del 2007/2008 sui principali quotidiani liguri (Il secolo XIX, La Stampa, il Giornale, La Repubblica – il Lavoro)nonchè da alcune agenzie di stampa (Ansa Liguria, Adnkronos Liguria).
di Paola Picollo






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